Relazione su Napoleone

Napoleone fu uno stratega ambizioso, per alcuni “ei fu” un grande personaggio storico, per altri solo uno dei tanti che ‘predica bene e razzola male’, per alcuni fu un grande generale, per altri un grande ladro; certamente non sempre la storia viene condivisa da tutti allo stesso modo, ma di sicuro “ei fu” un abilissimo comandante, le sue campagne militari permisero di unificare l’Europa per come la conosciamo oggi.

Ma c’è anche chi ha un’opinione ambigua nei suoi confronti, che tuttavia, pur riconoscendosi negli ideali liberali, non vede in Napoleone l’incarnazione di alcuna virtù politica. “Ei fu” un uomo che sostenne il suo potere con l’esercito e il carisma, utilizzando una buona dose di plebisciti. Tuttavia c’è anche chi pensa che se l’Italia è riuscita a trovare una vera e propria identità nazionale è in fondo merito suo, grazie a lui si riaccesero i primi idealisti, i primi moti indipendentisti, fu decretata la morte dell’Ancien Regime, si iniziò a diffondere il pensiero liberale: insomma, una figura che va vista sotto molti punti di vista diversi.

Lo stesso Nietzsche lo definì “lo spirito dei tempi”, il personaggio che ha lasciato il segno nella storia dell’umanità; lo stesso Alessandro Manzoni decise di dedicargli un’ode, il Cinque Maggio, scritta in occasione della sua morte sull’isola di Sant’Elena, avvenuta proprio il 5 Maggio 1821. Nell’opera, scritta di getto in tre giorni dopo aver appreso della morte di Napoleone, lo scrittore mette in risalto le battaglie e le vittorie (“Due volte sull’altare”) e le sconfitte (“Due volte nella polvere”) e in più la fragilità umana e la misericordia di Dio.

Citiamo i versi:

“Tutto ei provò: la gloria

Maggior dopo il periglio,

La fuga e la vittoria,

La reggia e il tristo esiglio:

Due volte nella polvere,

Due volte sull’altar.”

Quando Napoleone morì, la notizia in Europa si divulgò solo dopo qualche mese e si seppe anche che durante l’esilio Napoleone avesse ricevuto i sacramenti cristiani. Manzoni fu molto colpito da questo particolare e nell’ode non vede Napoleone come il “grande stratega” e il “genio della guerra”, ma interpreta tutta la situazione sotto l’aspetto spirituale: egli immagina come e quanto avesse sofferto Napoleone rinchiuso su un’isoletta dispersa e immagina anche come la fede l’avesse confortato e che Dio abbia avuto compassione nei confronti di Napoleone. D’altra parte è importante anche considerare che Manzoni abbia deciso di assumere una posizione neutrale: non ha voluto né denigrare né celebrare il personaggio storico, ma ha rimandato questo giudizio ai posteri (“Fu vera Gloria?Ai posteri l’ardua sentenza“).

Comunque il ruolo di Napoleone è da celebrare soprattutto in campo militare: egli nel 1778 frequentò la scuola militare e nel 1794 divenne comandante dell’artiglieria dell’esercito d’Italia, e fu proprio in Italia che si manifestò la sua bravura militare; divise gli Austriaci dai Sardi, si impadronì dell’Emilia, mise fine alla Repubblica di Venezia e firmò con l’Austria la Pace di Campoformio (1797), con il quale cedette agli austriaci la regione italiana del Veneto ricevendo in cambio il Belgio e le regioni italiane del Piemonte e della Lombardia.
A Venezia, prima del 1797, Napoleone era atteso soprattutto dai rivoluzionari.
Scende verso sud, cattura il Papa e lo porta in Francia dove morirà. Le truppe napoleoniche sono ben attese ovunque.
Il re del Regno Di Napoli, sapendo ciò che era accaduto al Papa scappa e si rifugia presso le navi inglesi, che lo accolgono dato che avevano lo scopo di sconfiggere i rivoluzionari italiani. Più tardi la flotta inglese bombarda Napoli e Napoleone torna in Francia.
Poiché l’Inghilterra aveva una potentissima flotta, Napoleone per rovinarla pensa di bloccare il commercio della Inghilterra con le Indie. Per questo, nel 1798 combatte la Campagna D’Egitto che vince sulla terra e perde sul mare (battaglia di Abukir). Napoleone riesce a non farsi catturare e ritorna in Francia.
Il 25 Marzo 1802 Inghilterra e Francia firmano la pace di Amiens e più tardi, il 21 Marzo 1804, viene promulgato il nuovo Codice Civile.
Sempre in quell’anno, Napoleone si fa dare dal Senato la nomina di Imperatore; per la cerimonia di incoronazione fa arrivare da Roma il nuovo Papa Pio VII per farlo assistere con lo scopo di fargli capire che lui, come imperatore, è il governatore supremo. Il 1804 è anche l’ultimo anno di pace in Europa – dal 1805 ripartono le coalizioni contro la nazione francese per paura che Napoleone possa diventare troppo potente.
Nel 1805, nella battaglia navale di Trafalgar la flotta francese di Napoleone perde nuovamente (in questa battaglia navale l’ammiraglio Orazio Nelson muore).
Via terra, Napoleone era invincibile; ciò che lo faceva amare dai suoi uomini era il fatto che scendeva sempre sul campo di battaglia combattendo assieme ai soldati.
Dopo la vittoria di Austerlitz contro i russi, nella mente dell’imperatore esisteva solo il pensiero di distruggere l’Inghilterra, pensando di fare un blocco continentale al commercio inglese impegnando le sue truppe nei porti europei nei quali le navi inglesi facevano lo scambio di merci. Questo metodo però porterà al suo declino.
Nel 1812 Napoleone decide di invadere la Russia; nonostante il suo esercito fosse molto numeroso, la Grande Armata viene sconfitta. Essendo a conoscenza di questo i principali nemici dell’imperatore, i prussiani e gli austriaci, uniscono le forze e attaccano l’esercito napoleonico sconfiggendolo a Lipsia il 18 Ottobre 1813. Dopo questa sconfitta Napoleone abdica e si ritira nell’isola d’Elba.
Nel 1815 torna a Parigi tentando la ripresa del potere con la battaglia di Waterloo; Napoleone non ha abbastanza forze per vincere e il 15 Giugno 1815 subisce l’ultima sconfitta. È catturato dagli inglesi ed è mandato nell’isola di Sant’Elena; qui muore.

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